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Il cane innocente – racconto persiano

Prima di agire con gesti sconsiderati è sempre necessario esaminare e analizzare attentamente la situazione

C’era un soldato che, con il proprio valore, era riuscito a conquistarsi una grande fiducia da parte del re.

Questo soldato possedeva un cane che aveva allevato fin dalla nascita, e che sapeva eseguire gli ordini del padrone come fosse un essere dotato di ragione per cui il soldato si prendeva cura dell’animale con molto affetto.

Un giorno sua moglie dovette recarsi a far visita ai genitori, e lasciò il loro bambino al marito, raccomandandogli di dedicare la massima attenzione alla creatura: «Non tarderò a tornare» – disse. Poi mise a letto il piccolo e partì. Ma ecco che, mentre il marito era in casa e il bambino dormiva, arrivò una guardia del re che bussò alla porta.

Il soldato uscì a vedere chi lo stesse cercando. Come la guardia lo vide, disse: «Il re ti chiama». Il soldato in un attimo infilò l’uniforme, prese la spada e accingendosi a seguire la guardia, chiamò il cane e gli ordinò di custodire la casa e il figlioletto: «Nessuno, dico, nessuno, deve avvicinarsi alla casa». Dopo queste raccomandazioni si recò a palazzo.

Il cane si rannicchiò accanto al bambino che dormiva. A un certo punto vide un serpente enorme che strisciava verso il piccolo che stava già per avvolgerlo nelle sue spire. Subito si rizzò sulle zampe e ingaggiò battaglia con il rettile: riuscì a morderlo e lo uccise sul colpo. In quel preciso momento tornò il soldato, e mentre stava entrando in casa, il cane gli corse incontro festosamente. Il padrone, vedendo che l’animale aveva il muso tutto sporco di sangue, pensò che avesse divorato il piccino, e, fuori di sé, lo colpì con la spada e lo ammazzò.

Poi, quando fu in casa, vide il bambino addormentato, sano e salvo, e scorse i resti del serpente vicino alla testa del piccolo, e capì subito che era stato il cane ad uccidere il serpente. Provò un atroce rimorso per aver ucciso il suo cane innocente, ma dal suo pentimento non ricavò nulla.

 

Morale del racconto

Questo racconto di origine persiana, preso (con adatt.) da: Il libro di Sindbad

Ci vuole insegnare che non si deve compiere alcunché di furia finché non si abbia esaminato ed analizzato attentamente la situazione e accuratamente indagato la certezza della verità.

Perciò prima di fare gesti sconsiderati, attendi di aver verificato la situazione. Non avere troppa fretta di agire senza aver prima appurato i fatti, perché se poi le situazioni non sono come pensavi, ti pentirai e non ci sarà più nulla che potrà aiutarti.

Riguardo proprio all’evitar di agire d’impeto, sotto l’effetto di emozioni negative, prendi spunto da un antico racconto giapponese: Il pescatore e il samurai

 

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