Marco Tullio Cicerone
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La Retorica di Cicerone

In una comunicazione, così come nella vita, niente è più difficile quanto capire che cosa sia appropriato

La scelta di occuparci in questo articolo di Marco Tullio Cicerone (106 – 43 a.C.)  e della sua retorica risulta rilevante per una maggior conoscenza dell’arte di saper comunicare, strumento essenziale per chi negozia e gestisce.

Come già ribadito in questo blog, nell’articolo Retorica, l’arte di saper comunicare, l’interesse per un tema come quello della retorica nasce prima di tutto dalla sua assoluta attualità e soprattutto dal fatto che chi sa parlare in modo logico, coerente e persuasivo dispone di uno strumento potentissimo per assicurarsi il consenso in una trattativa.

Cicerone è stato un abile ed esperto oratore e comunicatore, capace di impiegare tutte le risorse della retorica per rendere persuasivi i suoi discorsi. E’ a lui che si deve il merito di aver tramandato il pensiero di molti filosofi del mondo greco, sull’arte del saper parlare, di cui purtroppo non si sono conservate le opere originali.

Essendo stato anche un politico ed avvocato, si potrebbe pensare erroneamente che il linguaggio filosofico da lui sviluppato sia da riferirsi più prettamente ad un ambito giuridico. Ma non è così. All’interno dei testi scritti da Cicerone si trovano infatti insegnamenti, suggerimenti utili ed attuali per chi negozia e affronta le situazioni conflittuali della vita di tutti i giorni.

Molta parte di quanto contenuto all’interno dei suoi scritti sono infatti informazioni che ancora oggi vengono riproposte in diversi testi e corsi sulla comunicazione efficace sia verbale, parlata o scritta sia in quella non verbale (linguaggio del corpo, gesti, tono della voce).

Marco Tullio Cicerone

Quanto riportato di seguito è solo (con adatt.) un piccolo assaggio del lascito delle sue opere:

Non c’è nulla di più nobile che riuscire a catturare l’attenzione delle persone con la parola, indirizzare le loro opinioni, distoglierle da ciò che è sbagliato e condurle verso ciò che apprezziamo. […] Cos’è infatti più ammirevole di un uomo il quale, distinguendosi dall’infinita moltitudine, riesce ad esprimersi perfettamente e realizzi così, lui solo o con pochissimi altri, qualcosa che per natura sarebbe concesso a tutti?

Cosa c’è di più piacevole da apprendere e da ascoltare di un discorso elegante, fondato su saggi concetti ed espressioni appropriate? 

In una discussione abbiamo due obiettivi: il contenuto e la forma in cui esprimerlo. Un buon comunicatore deve aver chiaro che cosa dire, quando e in che modo.

Reperire gli argomenti e scegliere come organizzarli sono funzioni essenziali e appartengono all’intelligenza della persona.

Esporre poi gli argomenti in maniera appropriata implica buon senso.

In una comunicazione, così come nella vita, niente è infatti più difficile quanto capire che cosa sia appropriato.

Infatti, come nella vita così nel parlare, niente è più difficile che il vedere quello che convenga dire; e ciò è determinato e dall’argomento di cui si tratta e dal carattere di quelli che parlano e di quelli che ascoltano.

Un oratore non mira a risultare un saggio in mezzo a degli sciocchi, perché in tal modo coloro che lo ascoltano lo riterrebbero un pedante, oppure, pur ammirandone le doti intellettuali e la saggezza, si infastidirebbero di passare per ignoranti.

Un vero oratore, invece, conosce gli animi degli uomini e sa gestire la loro attenzione e le loro emozioni.

Egli dovrà innanzitutto saper individuare i contenuti pertinenti al proprio argomento organizzandoli nel discorso, non solo in base a un ordine logico ma anche a criteri di importanza ed opportunità.

Si tratterà poi di esprimere in termini appropriati ciò che si è individuato e ordinato, di fissare il tutto nella mente e infine esporlo in modo adeguato ed efficace.

 

Tutta l’energia e la capacità di un oratore si applicano alle seguenti cinque attività e ciascuna presa da sola, rappresenta una grande arte:

  • INVENTIO – (L’invenzione). Trovare cosa dire. È la ricerca di argomenti validi e credibili. Molto interessante lo spunto di riflessione, contenuta sempre nell’Inventio, sull’efficacia di ricorrere al Ridicolo (l’ironia, l’umorismo, le battute di spirito e i doppi sensi);
  • DISPOSITIO – (la disposizione degli argomenti): è il mettere in ordine tutto il materiale che si è trovato al fine di supportare il nostro discorso, nonché la sua organizzazione secondo un certo criterio;
  • ELOCUTIO – (L’elocuzione). Riguarda la scelta delle parole e delle frasi adatte agli argomenti del contesto. L’elocutio viene quindi sempre dopo la scelta degli argomenti che verranno utilizzati (Inventio) e la loro disposizione (Dispositio) all’interno di un discorso o di uno scritto. Nell’ambito dell’Elocutio, è contemplata anche la Metafora;
  • MEMORIA – (La memoria). Imparare a memoria. È il solido possesso degli argomenti e delle parole nella mente;
  • ACTIO – (La declamazione). Esporlo con il gesto. L’uso della voce e della gestualità, in modo adatto agli argomenti.

 

Principali opere di Cicerone sulla retorica

Cicerone scrisse di retorica in numerose opere, redatte in periodi diversi della sua vita. Le principali sono:

  • De inventione, opera giovanile, di incerta datazione, scritta presumibilmente intorno all’85 a.C. ed ispirata alla promozione  dell’eloquenza non disgiunta dalla sapienza. Ebbe grande diffusione nelle università del Medioevo.
  • De oratore, è tra tutte le opere retoriche di Cicerone, quella più studiata ed analizzata per secoli, soprattutto a partire dal 1421 quando un testo completo del De oratore venne ritrovato nella cattedrale di Lodi, all’interno di un manoscritto contenente altre quattro opere retoriche (Il De inventione, il Brutus, l’Orator e la Rhetorica ad Herennium (attribuita a volte a Cornificio, a volte a Cicerone).  Composto nel 55 a.C. il De oratore è un’opera composta da tre libri. Le parti più interessanti riguardo all’Arte Oratoria sono nel II e III libro.
  • Brutus, dedicata a Marco Giunio Bruto, uno degli assassini di Giulio Cesare, nella congiura delle Idi di Marzo. Si tratta di un’opera in forma di dialogo, completata nell’aprile del 46 a.C., nella quale Cicerone raffigurando la figura del perfetto oratore, ricostruisce la storia dell’eloquenza romana oramai ridotta al silenzio sotto la dominazione di Cesare. Per secoli considerata perduta, venne riscoperta nel 1421, come sopraindicato, in un manoscritto rinvenuto nella cattedrale di Lodi.
  • L’Orator, composta subito dopo la conclusione del Brutus tra il Luglio e l’Ottobre del 46. a. In quest’opera Cicerone delineò la figura dell’oratore ideale. Si tratta dell’ultima, in ordine cronologico, delle grandi opere retoriche di Cicerone.

 

La retorica di Cicerone
Affresco di C. Maccari (1840-1919) c/o Palazzo Madama, Roma. Raffigura Cicerone che tiene la sua prima orazione contro Catilina. Cicerone alza le braccia e parla rivolto a Catilina per denunciarlo e invitarlo ad abbandonare Roma. Catilina è invece seduto da solo, perché i senatori hanno lasciato i seggi intorno a lui, e reclina la testa come se avvertisse la forza e il peso delle parole di Cicerone.

 

Informazioni storiche su Cicerone

Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino, nell’attuale provincia di Frosinone il 3 gennaio del 106 a.C.

Iniziò da giovanissimo lo studio della filosofia e della retorica, sia a Roma dove poi si era trasferito sia in Grecia dove tra il 79 e il 77 a.C. ebbe modo di frequentare diverse scuole di filosofia. Tornato a Roma, diventò ben presto famoso per le sue orazioni.

Rimasto coinvolto nel 49 a.C. nella guerra civile tra Gaio Giulio Cesare e Gneo Pompeo Magno, prese le parti del secondo.

Sconfitto Pompeo nel 48 a.C., Giulio Cesare perdonerà Cicerone, il quale però dopo l’assassinio di Cesare avvenuto alle Idi di marzo del 44 a.C., diventa un acceso oppositore politico di Marco Antonio.

Quest’ultimo, nonostante l’opposizione di Ottaviano, inserisce Cicerone nelle liste di proscrizione[1], decretando così la sua condanna a morte, che avvenne tramite sicari inviati da Marco Antonio nel 43 a.C.

 

 

[1] Nella Roma del I secolo le liste di proscrizione erano di fatto degli strumenti di lotta politica. In pratica un metodo per eliminare gli avversari politici o i nemici personali, con l’esilio o la soppressione fisica. I beni di quest’ultimi venivano poi confiscati dall’erario pubblico o utilizzati per pagare i soldati romani.

 


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