Che tipo era Giulio Cesare, parola di Svetonio
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Che tipo era Giulio Cesare ? Parola di Svetonio…!

Il carattere gli amori e il rapporto con i soldati raccontati dallo storico romano

Che tipo era Giulio Cesare ?

Ce lo racconta Gaio Svetonio Tranquillo, autore di un’importantissima opera dal titolo: Vite dei Cesari (opera conosciuta anche con il nome: Vite dei dodici Cesari).

Di Svetonio poco si conosce. Nasce intorno al 70 d.C. probabilmente ad Ostia. La data della morte è incerta.

Sebbene di origine plebea riuscì a studiare letteratura, retorica e giurisprudenza e divenne  avvocato.

L’opera di Svetonio comprende la biografia di Giulio Cesare e di undici imperatori romani:

  1. Ottaviano (Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto) è stato il primo imperatore romano dal 27 a.C. al 14 d.C.;
  2. Tiberio (Tiberio Giulio Cesare Augusto), imperatore dal 14 al 37 d.C.;
  3. Caligola (Gaio Giulio Cesare Augusto Germanico), imperatore dal 37 al 41 d.C.;
  4. Claudio (Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico), imperatore dal 41 al 54 d.C.;
  5. Nerone (Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico), imperatore dal 54 al 68 d.C.;
  6. Galba (Servio Sulpicio Galba Cesare Augusto), imperatore  per soli sette mesi tra il 68 e il 69 d.C., fu ucciso dai suoi pretoriani;
  7. Otone (Marco Salvio Otone Cesare Augusto) imperatore per quattro mesi, negli stessi anni di Galba, morto suicida;
  8. Vitellio (Aulo Vitellio Germanico Augusto) imperatore anch’egli nell’anno del 69 d.C.;
  9. Vespasiano (Tito Flavio Vespasiano), imperatore dal 69 al 79 d.C.;
  10. Tito (Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto), imperatore dal 79 all’81 d.C.;
  11. Domiziano (Tito Flavio Domiziano), l’ultimo imperatore della dinastia Flavia, dall’ 81  al 96 d.C..

Non tutta l’opera di Svetonio è arrivata in modo completo ai giorni nostri.

La narrazione della vita di Cesare, a esempio, inizia quando aveva sedici anni di età.

Riferiamo, di seguito, [con adattamento] un assaggio dell’opera di Svetonio che ci dice del carattere di Giulio Cesare, dei suoi amori e del rapporto che aveva con i suoi soldati.

Che tipo era Giulio Cesare, parola di Svetonio

…di Giulio Cesare si dice che fosse di statura alta e ben formato, aveva una carnagione chiara, il viso pieno e gli occhi neri e vivaci.

Godeva di buona salute, ma negli ultimi anni era vittima di svenimenti e incubi notturni.

Fu anche colto due volte da attacchi di epilessia (si tratta di una crisi improvvisa di convulsione accompagnata da perdita di coscienza).

Nella cura del corpo era alquanto scrupoloso al punto che, non solo si radeva con diligenza, ma addirittura si depilava, cosa per cui che alcuni lo rimproveravano.

Mal tollerava di essere calvo. Era spesso deriso dai suoi detrattori per la calvizie; aveva, perciò, l’abitudine di portare in avanti i pochi capelli che aveva.

Fra tutti gli onori che il senato e il popolo romano gli tributarono quello che preferì fu di portare sempre una corona di alloro.

Dicono anche che fosse ricercato nel vestire.

Indossava per abitudine un laticlavio (tunica bianca) guarnito di frange che arrivavano fino alle mani e su di esso portava una cintura allentata.

Per questo vezzo Lucio Cornelio Silla  ripeteva spesso di “fare attenzione a quel giovane che portava male la cintura”.

Era votato alla sensualità ed esperto nell’arte di amare. Assai generoso con le sue amanti, sedusse molte donne di nobile nascita.

Ma sopra tutte, Cesare amò Servilia, la madre di Marco Giunio Bruto.

Per lei, durante il suo primo consolato, acquistò una perla del valore di sei milioni di sesterzi e, nel corso della guerra civile, oltre ad altre donazioni, fece aggiudicare a lei immense proprietà terriere a prezzi simbolici.

Ma la donna che sedusse lui, accendendolo di vera passione, fu Cleopatra, la regina d’Egitto.

La fece venire a Roma per colmarla di onori e di magnifici regali, permettendole di dare il suo nome al figlio nato dalla loro unione.

Alcuni autori greci affermano che il figlio assomigliasse molto a Cesare sia d’aspetto che nel modo di camminare.

Cesare era molto esperto di armi e resistente alla fatica oltre ogni misura.

In battaglia procedeva talvolta a cavallo, più spesso a piedi.

Con il capo scoperto, sia con il sole che con la pioggia.

Avanzava con incredibile rapidità, tanto che -molto spesso- giungeva prima dei suoi messaggeri.

Durante le spedizioni militari era prudente ma anche ardito.

Non conduceva mai il suo esercito per strade insidiose, senza averle ispezionate prima.

Non lo condusse, per esempio, in Britannia senza aver prima esplorato personalmente i porti, la rotta e i possibili approdi sull’isola.

E quando venne a sapere che alcuni suoi accampamenti erano assediati in Germania, attraversò d’istinto le postazioni nemiche, travestito da celta, per raggiungere i soldati.

Attaccava battaglia non a un’ora stabilita ma secondo l’occasione. Talvolta nelle peggiori condizioni di tempo, quando nessuno credeva che si sarebbe mosso.

Negli ultimi tempi fu più prudente: pensava che quanto più aveva vinto tanto meno doveva esporsi a eventuali sconfitte che avrebbero oscurato la gloria ormai acquisita.

Non mise mai in fuga il nemico senza occupare il suo accampamento. Non dava, così, scampo a quelli che già erano in preda al terrore.

Quando la battaglia era incerta, faceva allontanare i cavalli, il suo per primo, così costringeva tutti a resistere ad ogni costo, dal momento che aveva sottratto le risorse della fuga.

Spesso, da solo, riordinò le file sbandate, opponendosi a quelli che fuggivano, trattenendoli uno per uno e afferrandoli alla gola per volgerli verso il nemico.

Che tipo era Giulio Cesare, parola di Svetonio

Non giudicò mai il soldato per la sua moralità né per la sua fortuna ma solo per il suo valore.

Non era sempre esigente ma solo quando il nemico si avvicinava. Allora pretendeva la massima disciplina.

Non faceva conoscere né l’ora della marcia né quella del combattimento; teneva l’esercito sempre  all’erta per condurlo subito dove voleva.

Se i suoi soldati erano spaventati per ciò che si diceva a proposito delle truppe nemiche li rimbrottava esagerando pure lui con le dicerie per farli smettere di fare congetture di modo che si mettessero l’animo in pace.

Non di rado, dopo una grande battaglia vinta, annullava ogni impegno di servizio e concedeva a tutti la possibilità di divertirsi.

Durante le arringhe che rivolgeva loro non li chiamava “soldati” ma “compagni d’armi”.

Li voleva così bene equipaggiati che li dotava di armi rifinite con oro e con argento, sia per salvare l’apparenza, sia perché in battaglia fossero più valorosi, preoccupati dal timore di perderle.

Li rese, così, fedeli alla sua persona e molto coraggiosi.

Trattò, sempre, gli amici con generosità e indulgenza.

Non serbò mai rancori nei loro confronti.

Preferiva scoraggiare piuttosto che punire coloro che gli erano ostili.

Così, quando scoprì congiure e riunioni sediziose, si limitò a rendere noto che ne era al corrente. Verso quelli che lo criticavano aspramente si accontentò di ammonirli nelle assemblee pubbliche, senza esagerare.

Anche nella vendetta manifestò la bontà della sua indole.

Diede prova di moderazione e di ammirevole clemenza, sia durante la guerra civile che in seguito alla vittoria.

Si narra, per esempio, che il nome del giovane Giulio Cesare fu inserito nelle liste di proscrizione in quanto sia lui che la famiglia della moglie, Cornelia, erano schierati con i Popolari, legati a Gaio Mario, nemico giurato di Lucio Cornelio Silla che rappresentava la fazione degli Ottimati.

In seguito alla proscrizione fu braccato da Cornelio Fagita che era a capo dei sicari incaricati di ucciderlo su mandato di Lucio Cornelio Silla.

Sebbene Cesare si muovesse in continuazione da un rifugio all’altro, Cornelio Fagita riuscì a trovarlo ma non lo uccise poiché si lasciò corrompere dal denaro offertogli.

Il condottiero, tuttavia, negli anni successivi non serbò mai propositi di vendetta verso il suo persecutore di allora.

Al tempo di quelle liste di proscrizione Silla fu convinto da molti dei suoi a cancellare il nome di Cesare. Nel farlo esclamò: “Abbiatela pure vinta, e tenetevelo pure! Un giorno vi accorgerete che colui che volete salvo a tutti i costi sarà fatale alla fazione degli Ottimati, che pure tutti insieme abbiamo difeso. In Cesare ci sono, infatti, molti Gaio Mario…!”

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