Leonardo da Vinci, scrittore
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Leonardo da Vinci, scrittore

Non solo artista e scienziato ma anche autore di favole, facezie, appunti di bestiario e profezie

Leonardo da Vinci è stato un personaggio dai molteplici interessi: pittore, scultore, architetto,  ingegnere militare, scenografo, anatomista ed inventore, vissuto durante il Rinascimento.

E’ considerato un genio universale perché riuscì a raggiungere risultati eccezionali in tutti i campi dell’arte e del sapere. In lui la figura dell’artista era strettamente legata a quella dello scienziato.

Ebbe anche un’altra dote, però meno conosciuta: era un abilissimo narratore e scrittore.

Nelle migliaia di carte che ci ha lasciato Leonardo tra il disegno di una bombarda, la bozza di un ponte mobile ed un abbozzo del movimento delle ali di un uccello in volo, compaiono a sorpresa: favole, facezie, appunti di bestiario e profezie.

Questa tipologia di scritti nasce da uno stretto contatto con l’attività di studio ed imitazione della natura, caratterizzata però dal pessimismo nei confronti del genere umano.

 

Le favole di Leonardo

Come sappiamo le favole hanno un’origine antichissima e, all’inizio, non erano state pensate per i bambini, ma come utili insegnamenti verso gli adulti così da poter affrontare meglio le diverse situazioni della vita quotidiana.

Anche Leonardo, ispirandosi ad Esopo e Fedro, scrive le sue favole pensando agli adulti.

Le sue sono favole brevi e molto semplici. Esse descrivono una situazione che si risolve rapidamente, perché ciò che è importante non è la storia, ma la morale, cioè l’insegnamento che il lettore deve ricavare dal racconto della favola.

Al contrario però di Esopo e Fedro, nelle favole di Leonardo il personaggio principale è sempre la natura, nei suoi vari elementi: pietre, fuoco, aria, acqua, piante e animali che hanno una vita propria ed un pensiero che esprimono attraverso la parola.

L’uomo, invece, compare pochissimo, quasi fosse un intruso, forse proprio in quanto Leonardo era pessimista verso gli esseri umani. In uno dei numerosi fogli, che ci ha lasciato, scrive: “L’uomo è il guastatore di ogni cosa creata”.

Nelle sue favole compare più volte una visione della realtà e dei rapporti fra i vari personaggi caratterizzata da violenza e sopraffazione. Aspetti, questi, che provocano spesso un senso di frustrazione e di impotenza in chi li subisce, giungendo così ad una conclusione pessimistica, improntata sulla considerazione della tragicità dell’esistenza.

Le Favole rappresentano la miglior prova stilistica di Leonardo scrittore e sono sparse tra i codici di Leonardo: Arundel, Forster III e Atlantico.

In particolare, mentre nel Codice Forster III e nel Codice Arundel sono scritte come semplici appunti (a volte nulla di più di un titolo), nel Codice Atlantico sono scritte in pagine così pulite e ordinate da far pensare ad una stesura in bella copia.

Molto probabilmente le favole, insieme alle facezie, al bestiario e alle profezie, sono state scritte tra il 1490 e il 1494, per allietare le serate presso la corte milanese di Ludovico il Moro, presso la quale questo genere di scritti era molto diffuso.

Su questo blog, puoi trovare le seguenti favole di Leonardo:

 

Le Facezie, o meglio: le barzellette di Leonardo

Tra i materiali e gli appunti di uso personale che Leonardo accumulava figurano anche alcune Facezie o novelle più o meno lunghe che hanno la valenza di barzellette.

È difficile identificare la fonte delle facezie di Leonardo. È comunque molto probabile che siano annotazioni di racconti uditi presso la corte di Ludovico il Moro.

Eccone alcune (con adatt.)  a titolo di esempio:

Un tale disse che nel suo paese nascevano le cose più strane del mondo, e l’altro rispose: “Tu che ci sei nato confermi che quello che dici è vero, data la stranezza della tua brutta presenza”.

 

Ad un pittore fu chiesto come mai facesse delle figure così belle dipinte, ma aveva fatto dei figli tanto brutti. Il pittore allora gli rispose: “I dipinti li faccio di giorno mentre i figli di notte”.

 

Un tale disse ad un suo conoscente: “Tu hai gli occhi di uno strano colore”. L’altro gli rispose: “È perché i miei occhi stanno guardando il tuo viso strano”.

 

Un prete che andava il Sabato Santo per le case dei suoi parrocchiani a dare come è usanza, l’acqua benedetta, capitò nella stanza di un pittore, e iniziò a spargere l’acqua dappertutto, anche sopra i quadri. Il pittore alquanto scocciato disse al prete: “Perché spargi l’acqua sopra le pitture, così me le rovini”. Allora il prete rispose “Ma così è l’usanza, ed è mio dovere fare così, perché chi fa del bene si deve aspettare il bene e il meglio, perché è così che ha promesso Dio. Inoltre, ogni bene che si fa in terra, se ne riceverà sopra dal cielo moltiplicato per cento“. Allora il pittore, dopo aver aspettato che il prete fosse uscito dalla casa, gli gettò da sopra la finestra un gran secchione d’acqua addosso, dicendogli: “Ecco che da sopra ti viene quel cento, per quel tuo bene che mi hai fatto con l’acqua santa, con la quale mi hai mezzo rovinato le mie pitture”.

 

Il bestiario di Leonardo

Il bestiario di Leonardo è una raccolta di testi sugli animali, sia reali sia fantastici, privo di immagini del 1494, che seguendo i fatti di cronaca del tempo, le leggende e i miti, descrive la natura delle bestie ma, in fin dei conti, parla dei comportamenti dell’uomo.

Gli animali sono usati da Leonardo per descrivere vizi e virtù umane: la temperanza, la costanza, l’umiltà, la superbia, la falsità.

Nella sua ideazione, Leonardo si ispirò all’opera di Plinio il Vecchio: Storie naturali.

Ecco come descrive l’ipocrisia attraverso il comportamento del coccodrillo:

Il coccodrillo nasce nel Nilo, ha quattro piedi, nuoce in terra e in acqua, ne altro terrestre animale si truova senza lingua che questo, e solo morde movendo la mascella di sopra. Cresce fino a quaranta piedi, è unghiato, armato di corame atto a ogni colpo… Questo animale piglia l’omo e subito l’uccide. Poi che l’ha morto, con lamentevole voce e molte lacrime lo piange, e finito il lamento, crudelmente lo divora. Così fa l’ipocrita che per ogni lieve cosa si riempie il viso di lacrime, mostrando un cor di tigre, e rallegrasi nel core dell’altrui male con pietoso volto.

Il Bestiario è contenuto all’interno del Manoscritto di Francia “H”, in modo molto ordinato, cosa non frequente nei codici leonardeschi.

 

Profezie

Intorno al 1497, negli ultimi anni in cui era a servizio a Milano presso la corte di Ludovico il Moro, Leonardo si dedica alla stesura di brevi indovinelli chiamati “profezie”, perché si presentano come predizioni apocalittiche, dal tono macabro, oscuro, enigmatico, con i tempi verbali al futuro.

Erano destinate probabilmente all’improvvisazione o recitazione a corte, con intento polemico o parodico nei confronti dei tradizionali pronostici o presagi emessi da maghi e astrologi di corte.

Questa serie di terrificanti profezie si rivela una lunga catena di indovinelli in cui le scene più terribili e cruente si risolvono nella descrizione di semplici oggetti ed eventi della vita quotidiana.

Nelle profezie emerge una critica nei confronti della natura umana, capace di azioni tremende e disumane, come la guerra, chiamata “pazzia bestialissima” in cui  la follia dell’uomo lo porta a violare le viscere della Natura per estrarne l’oro e i metalli maledetti, come il ferro per le armi, che serviranno ad uccidere l’uomo.

Eccone solo alcune a titolo di esempio:

Usciranno li omini delle sepolture convertiti in uccelli, e assaliranno li altri omini tollendo loro il cibo delle propie mani e mense. (Si tratta delle mosche).

 

L’umane opere fien cagione di lor morte. (Le spade e le lance).

 

Vederassi l’ossa de’ morti, con veloce moto, trattare la fortuna del suo motore. (I dadi per il gioco).

 

Le selve partoriranno figlioli che fian causa della lor morte (Il manico dell’accetta).

 

Li omini batteranno aspramente chi fia causa di lor vita (Batteranno il grano).

 

Molta turba fie quella che, dimenticando loro essere e nome, staran come morti sopra le spoglie de li altri morti. (Il dormire su cuscini e materassi fatti con le piume degli animali).

 

Le grandissime montagne, ancora che sieno remote de’ marini liti, scacceranno il mare del suo sito. (Questi sono i fiumi che portano la terra erosa alle montagne e la riversano nel mare).

 

O quanti grandi edifizi fieno ruinati per causa del foco! (Dal fuoco delle bombarde).

 

Li omini gitteranno via le propie vettovaglie. (Cioè seminando).

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La gioventù di Leonardo

Leonardo da Vinci nacque ad Anchiano, una frazione nel comune di Vinci, in provincia di Firenze, alle 3 di mattina, il sabato 15 aprile del 1452.

Era il frutto di una relazione illegittima tra il ricco notaio Piero da Vinci e Caterina. Alcuni storici la identificano con Caterina Buti del Vacca, altri con Caterina di Meo Lippi. Si sa solo che era di umili origini. Verrà poi allontanata dalla famiglia del padre di Leonardo, circa un anno dopo la nascita del bambino e sarà fatta sposare ad un contadino, il quale in pochi anni le fece fare cinque figli.

Leonardo trascorre la sua infanzia solitaria nelle campagne di Vinci insieme al nonno Antonio e allo zio Francesco a cui Leonardo era molto affezionato, ma separato sia dalla mamma Caterina sia dal padre, che risiedeva per lavoro a Firenze.

Gli storici ritengono che Leonardo abbia appreso l’amore per la natura grazie allo zio Francesco, che gli voleva molto bene e che lo portava spesso con sé a fare lunghe passeggiate nelle campagne attorno a Vinci.

Poco dopo la morte del nonno di Leonardo avvenuta nel 1468, suo papà Piero venne a Vinci a prendersi Leonardo e lo portò con sé a Firenze. Poiché l’idea iniziale era quella di farlo lavorare nel suo studio di notaio, iniziò a fargli prendere lezioni di matematica, (all’epoca si chiamava: calcolo).

Ma Leonardo non era un allievo normale. Cominciò subito a tirare fuori nuove teorie matematiche e collegamenti tra i numeri che il suo maestro non capiva, tanto da fargli ritenere che Leonardo non fosse portato per la matematica. In pratica non capì l’intelligenza di Leonardo.

Il papà, che nel frattempo aveva intuito, anche vedendo i suoi disegni, che Leonardo fosse un creativo, un artista, un pensiero libero che non era portato per lavorare in uno studio notarile, decide di portarlo da un suo amico artista: Andrea del Verrocchio che aveva in Firenze una bottega famosa nella scuola dell’arte. Leonardo aveva all’epoca diciassette anni.

 

La Firenze ai tempi di Leonardo

La Firenze in cui arriva il giovane Leonardo era una città ricca e molto vivace.

A dominare la vita politica ed economica della città è la famiglia de’ Medici.

Prima con Piero e poi con suo figlio Lorenzo detto il Magnifico, Firenze diventa il centro nevralgico non solo della Toscana, ma dell’intero continente.

I banchieri fiorentini viaggiano in tutta Europa e finanziano tutte le dinastie regnanti.

Le stoffe delle manifatture cittadine sono molto apprezzate e ricercate ovunque.

I mercanti fanno affari con tutto il mondo allora conosciuto, si arricchiscono e per dimostrare il loro prestigio commissionano opere d’arte. Nascono così e prosperano molte botteghe artigiane. In quella del Verrocchio Leonardo ha modo di apprendere le tecniche della pittura e della scultura.

Verrocchio ha dato vita ad una vera e propria fucina d’arte dalla quale usciranno fuori molti artisti del Rinascimento, tra i quali: Sandro Botticelli, il Ghirlandaio ed il Perugino che diverrà uno dei maestri di Raffaello.

Le doti artistiche di Leonardo risultano subito evidenti, quando il Verrocchio lo incarica di dipingere su di una tavola su cui lui stava lavorando ,Il battesimo di Cristo, un piccolo angelo inginocchiato alla sinistra di un altro angelo, disegnato dallo stesso Verrocchio. Oggi il dipinto è conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Leonardo dipinse quel piccolo angelo, così bene, che lascia tutti a bocca aperta.

Giorgio Vasari nella sua grande opera: Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, scrive a proposito della biografia di Leonardo che il Verrocchio suo maestro vedendolo: “Mai più non volle toccar colori sdegnandosi che un fanciullo ne sapesse più di lui”. Certamente non è vero che il Verrocchio non dipinse più, ma di sicuro ne rimase molto impressionato.

Leonardo rimarrà alla bottega del Verrocchio per circa cinque anni, poi si iscriverà alla corporazione dei pittori e inizierà a lavorare in proprio.

La sua prima opera in proprio sarà: l’Annunciazione, una tavola che produce molte lodi e consensi.  Il dipinto è conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.

 

L’anticonformismo di Leonardo

Leonardo non si limita solo a dipingere. A Firenze è conosciuto da tutti, per le strade tutti lo notano per la bellezza, l’eleganza e l’eccentricità dei suoi vestiti e anche per la compagnia di ragazzi altrettanto avvenenti di cui lui si circonda. È molto chiacchierato e invidiato.

Il 09 aprile del 1476, all’età di 24 anni l’ascesa di Leonardo rischia però di fermarsi per sempre. Una denuncia anonima verso di lui ed altri giovani di Firenze, lo accusa di sodomia, verso un giovane modello di diciassette anni. Un’accusa gravissima per l’epoca.

L’amore di Leonardo per i ragazzi sarà una costante e per lunghi anni al centro delle sue attenzioni sarà Gian Giacomo Caprotti, detto Salai o il Salaino da “Saladino” (cioè diavoletto). Un diavoletto che spesso si approfitterà di Leonardo. Leonardo pur volendogli molto bene nel Manoscritto di Francia “C” lo definisce: “ladro, bugiardo, ostinato, ghiotto“.

Per fortuna di Leonardo, un po’ perché Firenze era all’epoca una città libertina ed un po’ perché uno degli altri ragazzi denunciato era un certo Leonardo Tornabuoni, appartenente ad una ricchissima famiglia nobile legata ai signori della città, i Medici, l’accusa di sodomia non avrà seguito e la denuncia viene ritirata.

Leonardo continuerà ad essere ammirato e a lavorare.

 

La decisione di lasciare Firenze

Nella primavera del 1482, all’età di trent’anni, dopo aver vissuto per quattordici anni a Firenze, Leonardo, decide di trasferirsi a Milano alla corte di Ludovico Maria Sforza. Vi rimarrà circa venti anni.

Gli Sforza sono alleati di Firenze e governano una città che si sta espandendo e sono sensibili al prestigio che possono dar loro le opere di artisti di qualità come Leonardo.

Ma forse sono ancora più sensibili ai nuovi armamenti che può offrir loro una mente brillante quale quella di Leonardo.

Interessantissima è la lettera, il Curriculum Vitae di Leonardo che scrive per presentarsi al Duca Ludovico il Moro di Milano e non a caso solo alla fine della lettera dice che è anche pittore e scultore. La lettera è oggi conservata presto il museo ambrosiano di Milano.

Nel momento in cui parte per Milano, Leonardo è molto noto a Firenze, anche se poche sono le sue opere realizzate. Sicuramente ha sicuramente scritto molto di più.

 

La prima volta di Leonardo a Milano

Quando Leonardo arriva a Milano 1482 va a vivere nel quartiere di Porta Ticinese dove ci sono le Colonne di San Lorenzo.

Comincia a lavorare nella bottega dei fratelli De Predis e il loro primo lavoro insieme è la realizzazione del dipinto la Vergine delle Rocce, commissionato dai frati per la chiesa della confraternita dell’immacolata concezione.

E’ un dipinto straordinario che rivela la genialità di Leonardo che però non convince i frati, per via dei maggiori costi di realizzazione richiesti.

I frati, infatti, non sono disposti a pagare di più di quello che era stato concordato prima della realizzazione dell’opera.

Succede così che il quadro resta per moltissimi anni in bottega e solo quando si raggiungerà un accordo questo sarà venduto, e ne sarà realizzata una seconda versione più economica che sarà esposta nella chiesa della confraternita.

Il Duca di Milano Ludovico il Moro, intanto comincia ad interessarsi ed ad apprezzare Leonardo che diventa artista di corte.

Moltissimi lavori sono quelli che Ludovico il Moro commissiona a Leonardo. Tali lavori variano dalla progettazione di costruzioni civili e opere idrauliche, alle feste per la sua corte ed ai ritratti delle sue amanti.

Tra i quadri più notevoli, di cui rimane traccia, possiamo citare:

  • il ritratto di Celilia Gallerani, detto la Dama con l’ermellino. Ora esposto al Museo Nazionale di Cracovia, in Polonia.
  • il dipinto denominato della Belle Ferronière, si presume sia il ritratto di Lucrezia Crivèlli. Oggi il dipinto è esposto al Museo del Louvre di Parigi.
  • il dipinto su parete Il Cenacolo, rappresentazione dell’ultima cena realizzato nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Inoltre memorabile sarà la festa organizzata, nel 1490, da Leonardo per conto di Ludovico il Moro, detta : La festa del paradiso.

A Milano Leonardo iniziò anche i progetti per un colossale monumento equestre dedicato al padre di Ludovico il Moro: Francesco Sforza. Si sarebbe dovuto trattare di un cavallo di bronzo alto sette metri.

Purtroppo l’opera non verrà mai realizzata. Il bronzo necessario per l’opera, 653 quintali di bronzo da fondere in un’unica colata (secondo il calcolo fatto da Luca Pacioli, matematico amico di Leonardo), fu usato per realizzare cannoni necessari alla difesa del ducato estense di Ferrara contro i francesi di Luigi XII.

Leonardo riuscì solo ad arrivare a costruire il calco in gesso del cavallo all’interno del quale si sarebbe dovuto versare il bronzo fuso. La soldataglia francese lo userà come tiro a bersaglio quando invaderà il ducato d’Este nel 1489.

 

La situazione politica in Italia tra il Quattrocento e il Cinquecento

Tra il Quattrocento e il Cinquecento la penisola italiana era suddivisa in tanti piccoli regni e principati e ducati spesso in lotta tra loro.

Questa frammentazione del potere  favorì lo sviluppo dell’arte, perché ogni piccolo stato, ogni principe, ogni duca voleva ornare il proprio palazzo con affreschi, quadri, statue e anche perché voleva immortalare il suo nome attraverso le opere di artisti famosi quindi l’arte era intesa sia come prestigio, sia come strumento di propaganda politica.

Ma c’era anche il rovescio della medaglia : infatti in altri paesi, come in Francia e Spagna stavano invece nascendo grandi stati unitari, molto forti che guardavano all’Italia come una terra di conquista, proprio per via della sua debolezza dovuta alla sua frammentarietà.

Una delle prime aggressioni fu proprio quella dei francesi, sotto la guida di Luigi XII. al ducato di Milano nel 1489.

Per comprendere meglio la situazione degli Stati regionali italiani, in quel periodo, leggi anche l’articolo presente su questo blog: Politica dell’equilibrio del Quattrocento in Italia.

 

Il periodo errante di Leonardo

Con l’arrivo imminente dei Francesi a Milano, Leonardo, dopo circa venti anni di soggiorno nella città, è costretto ad andarsene.

Per prima cosa si ferma a Mantova, alla corte di Elisabetta d’Este Gonzaga, una donna colta, amante delle arti, sua grande ammiratrice.

Elisabetta però non vuole compromettersi con i Francesi: Leonardo è un personaggio troppo ingombrante e purtroppo non può rimanere.

Leonardo si reca in un primo momento a Venezia dove progetta una serie di difese in caso di invasione da parte dei turchi.

Dopo un primo soggiorno a Firenze siamo nel 1501, lo si ritrova a Mantova, in Romagna, a fianco di Cesare Borgia, il famoso o famigerato “Valentino”.

Diverrà il suo architetto ed ingegnere militare, con pieni poteri, in virtù di un decreto che è ancora oggi conservato. È questo il periodo più avventuroso della vita di Leonardo.

Cesare Borgia è il figlio naturale di Papa Alessandro VI ed ha un grande progetto: vuole creare uno stato forte e moderno che prefiguri l’unificazione dell’Italia, riunendo sotto il suo dominio la Romagna, parte delle Marche e della Toscana.

Per perseguire questo fine, agisce in modo spregiudicato anche attraverso l’inganno e l’assassinio.

Niccolò Machiavelli, con cui Leonardo strinse rapporti di amicizia, si ispira proprio a questo personaggio nella sua opera il Principe. Il fine in un certo senso giustifica i mezzi e giustifica quindi anche i comportamenti poco raccomandabili di un principe cinico ma ben determinato nella sua azione.

Per conto di Cesare Borgia, Leonardo si muove freneticamente per più di un anno da una fortezza all’altra per rafforzare le difese ed organizzare gli attacchi. Progetta fortificazioni, canali di collegamento, ma poco prima che avvenga il declino dei Borgia, Leonardo decide di ritornare, nel 1503, a Firenze.

In questo periodo trascorso a Firenze, Leonardo si occupa dell’affresco La battaglia di Anghiari, andata poi perduta a causa dell’inadeguatezza delle tecnica ed inizia a lavorare alla Gioconda.

Egli  intanto comincia ad essere lusingato dal governatore francese di Milano, Charles d’Amboise che gli chiede di ritornare a Milano.

Nel 1508 vi farà ritorno, restandoci  fino a 1513. Durante questo periodo dipingerà Sant’Anna, la vergine e il Bambino, ora esposta al Louvre di Parigi.

Durante questo periodo soggiorna per un po’ di tempo a Vaprio d’Adda presso la villa della famiglia Melzi. Qui conoscerà Francesco Melzi, l’ultimo dei suoi allievi che gli starà sempre vicino fino al giorno della sua morte.

Nel 1511 muore Charles d’Amboise e nel 1512 una nuova guerra detta Lega Santa, scaccia i Francesi da Milano e fa ritornare gli Sforza.

Nell’incertezza della situazione, il 24 settembre 1514 Leonardo parte per Roma, portando con sé Francesco Melzi e Gian Giacomo Caprotti.

Qui Giuliano de’ Medici, fratello del papa Leone X, gli accorda il suo favore. Inizia gli studi per il prosciugamento delle Paludi pontine, che però non verrà portata a termine a causa della morte sia di Giuliano de’ Medici sia del papa Leone X.

Nel frattempo una denuncia lo accusa di sezionare i morti. Riguardo tale pratica, bisogna dire che Leonardo era affascinato dal funzionamento del corpo umano tanto da giungere a sezionare i cadaveri per i suoi studi anatomici, attività che gli permise di disegnare il corpo umano con un realismo sconosciuto ai suoi contemporanei. Tale pratica all’epoca era però considerata al limite della blasfemia e perseguita con pene molto gravi.

Pertanto, prima che le cose si mettano male, Leonardo decide di lasciare Roma e di accettare l’invito alla corte del nuovo re di Francia, Francesco I.

Nel 1517 parte quindi per la Francia. Con lui ci sono il suo allievo Francesco Melzi ed il suo servitore Battista de Vilanis. Porta con sé tutti i suoi manoscritti ed il suo dipinto più famoso la Gioconda che poi venderà al re di Francia, insieme ad altre opere.

Verrà alloggiato dal re nel castello di Clos-Lucé, un maniero vicino ad Amboise, nella valle della Loira.

Leonardo vi vivrà gli ultimi quattro anni di vita. Morirà il 2 maggio 1519. Aveva 67 anni.

 

La dispersione dei codici di Leonardo

La produzione pittorica di Leonardo è stata tutto sommato abbastanza limitata. Di Leonardo si conoscono in tutto una quindicina di dipinti, almeno quelli che sono giunti fino a noi.

Ma se i suoi quadri sono pochi, la sua produzione di scritti e disegni, che compongono i suoi codici, è immensa. Ed è proprio questa l’opera più importante che Leonardo da Vinci ci ha lasciato.

La vicenda dei codici di Leonardo è una storia complessa e intricata che ha visto le carte leonardesche passare di mano in mano a volte a peso d’oro.

Alla morte di Leonardo avvenuta nel 1519, tutti i suoi codici passano in eredità al suo allievo prediletto Francesco Melzi che li conserverà come delle reliquie nella sua villa a Vaprio d’Adda, in provincia di Milano, fino al 1570, quando lui muore a sua volta.

Purtroppo, il figlio di Melzi, Orazio si disinteressa completamente a tutta quella mole di scritti e disegni e li accatasta nel sottotetto della villa e poi lascia che amici e curiosi ne facciano libero uso.

Addirittura, un certo Lelio Gavardi d’Asola che lavorava come insegnate presso la famiglia Melzi, nel 1585 ruba ben tredici manoscritti di Leonardo.

Sarà il canonico Giovanni Ambrogio Mazenta a convincere il Gavarti a restituire nel 1588 i manoscritti rubati a Orazio Melzi, il quale però non li vuole e così restano nelle mani di Ambrogio Mazenta e suo fratello Guido.

Nel frattempo, dalla Spagna arriva lo scultore alla corte di Madrid, Pompeo Leoni, che dichiara ad Orazio Melzi di voler comprare i manoscritti ad una cifra molto elevata e gli promette anche degli incarichi importanti nel senato di Milano.

Orazio Melzi, rendendosi conto, troppo tardi, che nella sua casa erano rimasti oramai pochi di quel patrimonio enorme di libri di Leonardo, chiede ai fratelli Mazenta di restituirgli quei tredici manoscritti, rubati dal Gavarti, che inizialmente non aveva voluto indietro.

I Mazenta gliene restituiranno solo sette che poi finiranno nelle mani del Leoni, il quale nel frattempo trova il modo di acquistare molti altri di quei manoscritti che prima erano nella casa di Orazio Melzi.

Tutto ciò che Pompeo Leoni riesce ad acquistare, si ritiene circa 50 manoscritti e circa duemila fogli sparsi, verrà portato in Spagna a Madrid.

Leoni inizia poi, un’attività di ritaglio ed incollaggio su parte dei documenti di Leonardo. Li taglia, li ricompone e poi li incolla, scegliendoli più sulla base del loro aspetto che per il loro contenuto.

Grazie a lui, o per colpa sua, in questo modo nascono delle nuove raccolte, la più corposa di queste è il Codice Atlantico, cosiddetto per le dimensioni grandi come fosse proprio un atlante geografico.

Alla morte del Leoni, avvenuta nel 1608, gli eredi cercheranno di vendere tutta la collezione raccolta dei manoscritti e dei codici e la offrono nel 1614 al granduca Cosimo II de’ Medici, che, consigliato dall’esperto Cantagallina, che riteneva il materiale non di valore, rifiuta l’offerta.

Il conte Galeazzo Arconati che nel frattempo era riuscito ad acquistare anche altre carte e documenti di Leonardo ovunque potesse trovarle, riesce ad acquistare dagli eredi del Leoni una parte della collezione.

Una dozzina di taccuini che erano scampati a quell’attività di ritaglio e incollaggio del Leoni, Argonati, nel 1637, li dona alla biblioteca Ambrosiana. Tra questi vi è anche il Codice Atlantico.

Nel 1796 Napoleone, invade gran parte dell’Italia ed ordina lo spoglio di tutti gli oggetti artistici o scientifici che potevano arricchire i musei e le biblioteche francesi. Di conseguenza, i manoscritti di Leonardo presenti presso la Biblioteca Ambrosiana vengono requisiti e portati a Parigi.

Dopo la caduta di Napoleone Bonaparte gran parte delle opere depredate in Italia tornerà al suo posto, ma non i codici Leonardeschi, che non si trovano più.

L’unico a tornare al museo dell’ambrosiano, dove si trova ancora oggi è il Codice Atlantico forse perché inizialmente non lo si riconosce come opera di Leonardo.

Nel frattempo, gli altri codici, che non si trovavano. spuntano fuori ma restano in Francia al museo del Louvre, dove verranno segnati con delle lettere, dalla “A” alla “M”.

Ben presto il Codice sul volo degli uccelli, che era contenuto all’interno del Codice “B” e molti altri fogli contenuti negli altri codici presenti a Parigi, vengono rubati.

A portarlo via dall’Institut de France è Guglielmo Libri, uno studioso che aveva accesso ai codici.

Guglielmo Libri lo smembra, vendendone cinque fogli in Inghilterra e tredici fogli, al conte Giacomo Manzoni, nel 1867.

Gli eredi del Conte Manzoni venderanno poi ad un mecenate russo i tredici fogli e costui li donerà l’anno successivo, insieme ad un altro foglio nel frattempo recuperato, alla famiglia Savoia.

Nel primo ventennio del ventesimo secolo si riuscirà anche a recuperare i fogli mancanti e così il Codice sul volo degli uccelli ritorna completo. Oggi è conservato presso la biblioteca Reale di Torino.

 

La dispersione dei codici Leonardeschi continua

C’era ancora un altro codice tra quelli donati dal conte Galeazzo Arconati alla Biblioteca Ambrosiana, ma dopo qualche tempo il conte Galeazzo lo aveva chiesto indietro e se n’era persa ogni traccia, finché lo si ritrova nella disponibilità di Gaetano Caccia che poi lo cede nel 1750 al Principe Carlo Trivulzio e alla fine del 1935 il fondo Trivulziano lo dona alla biblioteca del castello sforzesco che ancora oggi lo detiene. (Codice Trivulziano).

Nel frattempo, altri codici prendono strade diverse.

Gli eredi di Leoni che nel frattempo avevano venduto al collezionista d’arte inglese Thomas Howard Conte di Arundel un volume di 234 fogli. Il codice finirà poi nella raccolta della famiglia reale inglese a Windsor dove si trova ancora oggi (Codice Arundel).

Un altro manoscritto sempre acquistato dal Conte di Arundel è stato poi donato, dai suoi eredi, alla Royal Society inglese e infine passerà nel 1831 al British Museum di Londra in Inghilterra.

In Inghilterra poi finiscono altri tre codici di dimensioni ridotte, simili a dei taccuini tascabili, che dalla proprietà di Leoni passano al Conte Lytton, poi ereditati da John Forster e per questo denominati Codice Forster ed infine donati nel 1876 al Victoria Albert Museum di Londra.

Nel 1966 due tra i codici più antichi di Leonardo sono stati ritrovati nella biblioteca Nazionale di Madrid provenienti probabilmente dalla collezione accumulata da Leoni e poi entrata in possesso del Re di Spagna.

Andarono persi quando furono trasferiti alla biblioteca reale e poi catalogati in modo errato. Nessuno riuscì a trovarli e furono dimenticati fino al 1966.

Una scoperta clamorosa come questa non può che alimentare la speranza che altre se ne possano fare in futuro. Bisogna quindi augurarci che prima o poi in qualche archivio e biblioteca privata di qualche famiglia nobiliare importante, spunti fuori qualche altro documento e quaderno di Leonardo.

Infatti tutto questo materiale non copre che un quinto dei testi scritti da Leonardo. Ci si chiede dove siano finiti tutti gli altri.

 

Quanti e dove sono i codici di Leonardo

La principale attività di Leonardo nel corso della sua vita è stata quella di scrivere, riempire fogli di appunti e di disegni.

Basti pensare che esistono oggi esistono circa ottomila fogli (più di sedicimila pagine di appunti con diverse migliaia di disegni) tra appunti e disegni lasciati da Leonardo.

E si ritiene che siano solo una piccola parte di ciò che ha scritto e disegnato.

Alcuni studiosi ritengono che abbia scritto sessantamila forse centomila pagine, probabilmente andate perdute.

Vediamo ora quanti e dove sono i codici di Leonardo, quelli a noi conosciuti:

 

Codice Atlantico

Si trova in Italia a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana.

È la collezione più ampia di Leonardo che si conosca. 1750 tra fogli e frammenti riuniti in un solo volume. Il nome deriva dal grande formato (cm 65 x 40) delle sue pagine. Proprio come fosse un atlante.

Come già detto non è un codice creato da Leonardo, ma da Pompeo Leoni attraverso un’attività di ritaglio ed incollaggio di fogli e frammenti di Leonardo, basata più sul loro aspetto che sul loro contenuto.

Il materiale del codice Atlantico comprende documenti scritti da Leonardo durante tutta la sua vita, in particolare dal 1478, quando aveva ventisei anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1519.

Si tratta della più ricca documentazione su argomenti quali : anatomia, astronomia, botanica, chimica, geografia, matematica e scienze meccaniche.

Ci sono anche appunti, favole, disegni di strumenti da guerra, macchine per volare o per scendere nel fondo dei mari, macchine utensili e dispositivi meccanici.

 

Raccolta di Windsor

Si trova in Inghilterra, presso la Royal Library del Castello di Windsor

E’ una raccolta varia di disegni (cm 48 x 35 circa). Circa duecento disegni sull’anatomia del corpo umano e circa settanta relativi a paesaggi vari.

 

Codice Arundel

Si trova in Inghilterra, presso il British Museum di Londra.

Si tratta di una raccolta miscellanea di 283 fogli di formato vario (in prevalenza cm 21 x 15) su argomenti quali: matematica, architettura, astronomia, fisica ed ottica. Vi si trovano ad ogni modo note di spesa, promemoria, e favole.

Sul codice Arundel si trova il famoso appunto relativo alla morte del padre di Leonardo: “Addi 9 di luglio, 1504 enmercoledì aore 7 Ser Piero Davincj, notaio al palagio del Podestà, mio padre, aore 7 era detà dannj 80, lascio 10 figlioli masscj e 2 femmjne“.

 

Manoscritti di Francia

Si trovano in Francia presso l’Institut de France a Parigi.

Con questo nome si identificano quei codici di Leonardo che Napoleone fece trasferire nel 1795 dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano alla biblioteca dell’Institut de France a Parigi.

Si tratta di dodici manoscritti diversi per formato, numero di pagine e contenuto.

Fu l’abate Giovan Battista Venturi, nel 1797 a provvedere alla loro segnatura con le lettere dell’alfabeto dalla “A” alla “M”.

 

Manoscritto di Francia “A”

Era in origine composto da 114 fogli (cm 22 x 15)  ridotti a 63 fogli dopo l’asportazione subita ad opera del già citato Guglielmo Libri. Questo manoscritto contiene informazioni su pittura e fisica.

 

Manoscritto di Francia “B”

Di dimensione cm 23 x 16 era in origine composto da 100 fogli. Cinque di questi fogli saranno asportati da Guglielmo Libri. Contiene disegni e informazioni su armi e di carri per facilitare il trasporto delle bombarde, nonché strumenti per lo scavo (vanghe e pale) atte a facilitare il lavoro.

Manoscritto di Francia “C”

E’ composto da 32 carte (cm 31,5 x 22) riguarda la “scienza del pittore” e cioè sul modo in cui variano le forme in relazione ai rapporti di luce e ombre.

 

Manoscritto di Francia “D”

Composto da cinque bifogli (cm 22,5 x 16) per un totale di venti pagine. Contiene appunti sull’occhio e la scienza della visione rapportata agli studi degli autori antichi.

 

Manoscritto di Francia “E”

In origine era composto da 96 carte (cm 14,5 x 10,5), che dopo il furo da parte di Guglielmo Libri si ridurranno a 80. Riguarda studi sulla fisica meccanica e sul volo degli uccelli. Contiene molti disegni sulla funzione dell’ala in volo e gli effetti delle correnti d’aria.

 

Manoscritto di Francia “F”

Composto da 96 fogli (cm 14,5 x 10,5) contiene informazioni sui movimenti dell’acqua in superfice (onde, vortici) e sul fondo. Inoltre accoglie dati sull’ottica e la luce.

 

Manoscritto di Francia “G”

In origine conteneva 96 carte (cm 14 x 10), 3 delle quali non sono più presenti. Contiene informazioni varie sulla morfologia delle piante, le leggi che ne regolano la nascita e la crescita. Inoltre accoglie anche studi sulla botanica finalizzati alla “scienza del pittore”. Tali note verranno poi utilizzate da Francesco Melzi quando finalizzerà il trattato sulla pittura iniziato da Leonardo.

 

Manoscritto di Francia “H”

E’ composto da tre diversi quaderni (cm 10,5 x 8), in totale 142 fogli, probabilmente rilegati dopo la morte di Pompeo Leoni. Riguarda studi sulla forza e la violenza dell’acqua (vortici, mulinelli) e studi per lo scavo e la realizzazione di navigli, ma vi ci trovano anche annotazioni di grammatica latina che Leonardo, iniziò a studiare dopi i quarant’anni. Vi ci si trova anche il Bestiario di Leonardo nel quale il comportamento degli animali è associato a quello degli uomini, in chiave moraleggiante.

 

Manoscritto di Francia “I”

Comprende due taccuini tascabili (cm 10 x 7,5). Di 48 e 96 fogli, dei quali cinque sottratti probabilmente già al tempo di Leonardo. Riguardano studi sulla geometria. Vi compaiono anche profezie e scritture criptiche in lingua turca.

 

Manoscritto di Francia “K”

Composto da tre taccuini di 48, 32 e 48 fogli. (misura media di cm 9,6 x 6,5) uniti in un unico volume. Contiene principalmente appunti di geometria euclidea.

 

Manoscritto di Francia “L”

In origine era composto da 96 fogli (cm 10 x 7) ora ridotti a 94 fogli. Contiene informazioni varie, dal volo degli uccelli alla costruzione di macchine volanti al ponte da costruire in un’unica campata che Leonardo in una lettera scritta al sultano turco proponeva di costruire tra “Pera e Costantinopoli” (attuali Galata e Instanbul).

 

Manoscritto di Francia “M”

Composto da 96 carte (cm 10 x 79). Contiene principalmente informazioni sulla geometria e la fisica, ma anche sulla botanica.

 

Codici Forster

Si trovano in Inghilterra, presso il Victoria Albert Museum di Londra.

Si tratta di tre codici di dimensioni ridotte, tipo taccuino tascabile.

Ebbero la comune sorte di passare dalla proprietà di Leoni a quella del conte Lytton, via Vienna, per poi essere ereditati da John Forster che nel 1876 li lasciò in eredità al Victoria Albert Museum di Londra.

Forster I

E’ composto a sua volta da due manoscritti (di circa cm 14,5 x 10) studi di matematica e di geometria. vi compaiono “viti di Archimede” per sollevare l’acqua e altri macchinari idraulici.

 

Forster II

Come il Forster I, anche il Forster II si compone di due manoscritti (circa cm 9,5 x 7) riuniti in un unico volume. Si tratta di un quaderno di esercizi di fisica.

 

Forster III

Composto da 94 carte (cm 9 x 6). Si tratta di un taccuino contenente appunti di argomenti diversi. Favole, ricette, sentenze morali, ma anche disegni vari riguardante studi urbanistici della città di Milano e sul monumento equestre che si sarebbe dovuto costruire per gli Sforza.

 

Codice sul volo degli uccelli

Si trova in Italia, presso la Biblioteca reale di Torino.

È di piccolo formato (Cm 21 x 15). Al momento della donazione nel 1637 da parte del conte Galeazzo Arconati alla Biblioteca Ambrosiana faceva parte del manoscritto di Francia “B”, che poi verrà rubato da Guglielmo Libri.

È il documento più maturo di Leonardo, all’interno del quale contiene studi sul volo degli uccelli, abbinati a note sulla gravità esercitata dalla terra.

Include inoltre studi per la costruzione di una macchina volante, inizialmente pensata a battito alare e quindi alimentata dall’energia dei muscoli umani e poi concepita come un aliante capace di sfruttare le correnti d’aria.

 

Codice Trivulziano

Si trova in Italia a Milano presso la biblioteca del Castello Sforzesco.

Inizialmente era composto da 96 fogli (cm 20,5 x 14) dei quali oggi ve ne mancano alcuni.

Contiene molti disegni caricaturali e sull’architettura militare e religiosa.

 

Codici di Madrid

Si trovano in Spagna, presso la Biblioteca Nazionale di Madrid.

Sono due volumi (cm 21 x 15) che sono stati ritrovati casualmente, nel 1966, negli archivi della stessa biblioteca.

Furono persi nel 1830 durante il trasferimento dalla biblioteca reale de re di Spagna alla Biblioteca Nazionale di Madrid. Probabilmente durante questo passaggio un’errata trascrizione dei codici ne fece perdere le tracce.

Madrid I

Composto da 192 fogli, meno otto che risultano mancanti, contiene disegni di meccanismi nel settore dell’orologeria, degli impianti idraulici, dei mulini, delle presse e delle macchine utensili.

 

Madrid II

Comprende 157 fogli ed è composto da due manoscritti: riguarda disegni e note sulle opere di fortificazione condotte a Piombino e sulla canalizzazione del fiume Arno ai tempi della guerra tra Firenze e Pisa.

Vi sono poi note per l’affresco della Battaglia di Anghiari e sulla prospettiva e l’ottica che poi Francesco Melzi utilizzerà per completare il “Trattato sulla Pittura” voluto da Leonardo.

Contiene anche note sul volo degli uccelli e sulla fusione a Milano del monumento equestre a Francesco Sforza che a causa della guerra con i Francesi non si riuscì a realizzare.

 

Codice Hammer

Si trova negli Stati Uniti a Seattle (Washington) nella collezione di Bill Gates.

È composto da 18 carte doppie (fronte e retro), quindi 36 fogli.

Riguarda studi sulle acque e sull’astronomia.

Questo codice pare che non appartenga al gruppo degli scritti che Francesco Melzi ereditò da Leonardo.

Infatti, risulta essere nella disponibilità, già dal 1537, dello scultore milanese, Guglielmo della Porta, che lavorò molto a Roma.

Sarà acquistato a Roma nel 1690 dal pittore Giuseppe Ghezzi. I suoi eredi lo venderanno nel 1717 a Thomas Coke futuro primo Conte di Leicester che all’epoca era in viaggio in Italia.

Il nome “Codice Hammer” lo prende dal petroliere americano Armand Hammer, che lo acquistò ad un’asta nel 1980.

Nel 1994 verrà di nuovo messo all’asta e sarà acquistato da Bill Gates che lo detiene tuttora.

 

Leonardo da Vinci, scrittore

 

Trattato della pittura di Leonardo

Anche se non fa parte dei Codici di Leonardo, tra gli scritti lasciatici da Leonardo, bisogna anche menzionare il trattato sulla pittura.

L’intenzione di Leonardo di comporre una grande opera scritta sulla pittura era già nota ai suoi contemporanei, ma purtroppo non fece in tempo a completarla.

Sarà il suo fedele collaboratore e allievo Francesco Melzi, dopo la morte di Leonardo, avvenuta ad Amboise nella valle della Loira in Francia, il 2 maggio del 1519, a finalizzare il Trattato della pittura, raccogliendo i pensieri e gli appunti tratti dai manoscritti di Leonardo.

 

Il modo di scrivere di Leonardo

Leonardo era mancino e inoltre scriveva al contrario da destra verso sinistra. Aveva anche la consuetudine di iniziare a scrivere dal fondo di un taccuino o di un quaderno verso il principio.

I suoi scritti possono essere comprensibili, solo se riflessi in uno specchio. Non è un modo per rendere segreto quello che scrive, ma è semplicemente un’abitudine che ha preso, fin da giovanissimo.

Tutti i suoi lavori sono scritti in questo modo ad eccezione delle lettere di presentazione o le sue missive, che faceva scrivere ad altri, affinché potessero essere immediatamente comprensibili per chi leggeva.

 


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