Empatia
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Empatia

La capacità di riconoscere le emozioni degli altri, come fossero proprie

 

Empatia: cos’è

Essere empatici significa sapersi mettere nei panni di una persona: comprendere a fondo i suoi sentimenti e le emozioni. Non è una capacità che appartiene a tutti; essere privi di empatia è spesso molto più diffuso di quanto si pensi.

Questo processo si attiva unicamente nel momento in cui non siamo focalizzati su noi stessi, bensì ci concentriamo sulle persone al nostro fianco. Tuttavia, l’empatia non è così semplice da descrivere ed è composta da numerose sfumature.

Il termine, che deriva dal greco “en-pathos”, si traduce con “sentire dentro”. Un’abilita umana che non possiamo né vedere né sentire, e che si manifesta in situazioni difficili, come quando un amico, un familiare, un fidanzato o fidanzata non sta più bene.

L’attivazione emozionale gioca una componente essenziale: si ampliano le nostre percezioni, ma non proviamo sentimenti di pietà o di compassione.

Dobbiamo infatti separare la capacità di riconoscere le emozioni degli altri dal sentirsi semplicemente dispiaciuti per quanto stia accadendo loro.

 

Significato psicologico

Sono stati condotti degli studi sull’empatia? Assolutamente sì. Per esempio, lo studio condotto dal Max Planck Institute e dal Santa Fe Institute nel 2019 è uno dei più importanti, soprattutto perché gli autori hanno considerato alcuni aspetti come il contagio emozionale e le patologie psichiche compulsive. Lachmann e Mafessoni, gli autori della ricerca, hanno evidenziato come alcuni comportamenti stimolino il processo cognitivo di ciascuno di noi.

L’atto stimolativo non è sempre legato a una sorta di cooperazione tra soggetti, bensì nel profondo desiderio di comprendere gli altri.

Ad introdurre il concetto dell’empatia in filosofia fu Robert Vischer alla fine dell’Ottocento: studioso delle arti figurative, era affascinato da come gli esseri umani riuscissero a dare dei valori simbolici alla natura. Inizialmente il termine utilizzato da Vischer era “Einfuhlung”, tradotto successivamente in Empathy in inglese.

Sempre in ambito psicologico, si fa riferimento a questo termine in diversi modi; le tipologie di empatia si suddividono in positiva, negativa, interculturale, comportamentale, emozionale, relazionale e cognitiva. Ognuna sfrutta delle caratteristiche diverse, anche se alla base ci sono dei fattori comuni.

Essere empatici dopotutto significa sapersi relazionare con gli altri, senza pregiudizi o stereotipi. È importante aggiungere che ci sono diversi ambienti in cui si mette in atto l’essere empatici: la famiglia, la scuola, il lavoro, il gruppo di amicizie.

 

L’importanza dei neuroni a specchio

La scoperta dell’empatia è legata a doppio filo con la Neuroscienza. Le basi biologiche dell’empatia esistono; Giacomo Rizzolatti, famoso neuroscienziato italiano, che grazie alla sua équipe dell’Università di Parma scoprirono i neuroni a specchio, fondamentali per comprendere come funziona questa disciplina. I neuroni a specchio si trovano nella parte rostrale della corteccia ventrale premotoria. L’aspetto peculiare del gruppo di neuroni è che si attivano solo se avvengono determinati movimenti. È il motivo per cui se una persona si tocca i capelli, istintivamente anche noi sentiamo il desiderio di farlo.

Si chiama meccanismo neurofisiologico, e non riguarda solo il movimento, ma anche le percezioni delle emozioni e dei sentimenti. È la nostra capacità di entrare in relazione con chi ci circonda. Attenzione, però, questo processo non è da confondersi con l’imitazione. In quest’ultima, infatti, un individuo sceglie di imitare qualcun altro, e non risponde a un meccanismo istantaneo. Di solito, i neuroni a specchio e l’empatia funzionano in maniera logica: da un semplice processo mentale, cerchiamo di capire che cosa prova l’altro.

 

Come essere empatici: l’intelligenza emotiva

Alcuni dei componenti dell’empatia sono descritti dalla psicologa Norma Feshbach. Principalmente parliamo di alcune capacità particolari, spesso innate in un individuo: riuscire a decodificare lo stato emotivo di una persona; riusciamo a metterci nei panni degli altri, osservando i problemi dalla loro prospettiva e non dalla nostra; rispondiamo in maniera positiva e anche affettuosa alle emoziono che gli altri ci trasmettono.

Sulla base di queste informazioni si può capire perché non tutti sanno essere empatici e in alcuni casi è praticamente impossibile riuscire a sviluppare una empatia tale da fare la differenza.

 

Mancanza di empatia: cosa significa

Molte persone sono prive di empatia, mentre altre l’hanno sviluppata in maniera molto più lieve. La capacità empatica dipende anche dal proprio vissuto: approfondire la propria comprensione empatica vuol dire vivere non in una Comfort Zone, ma affrontare anche periodi non propriamente facili.

La mancanza di empatia è spesso accompagnata da caratteristiche egocentriche. Talvolta, i soggetti sembrano molto egoisti e soprattutto non fanno nulla se non si assicurano prima di ricevere qualcosa in cambio. Dal punto di vista psicologico, potrebbero soffrire di alcuni disturbi, tra cui la schizofrenia, il disturbo borderline di personalità o narcisista della personalità.

 

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