La difficoltà del vivere a Roma, raccontata da Giovenale
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La difficoltà di vivere a Roma, raccontata da Giovenale nelle Satire

A Roma tutto ha un prezzo e l’onestà non dà il sufficiente per vivere. Il poeta Giovenale vissuto tra I e II secolo a.C. ci racconta che la città di Roma era assillata, come le grandi metropoli di oggi, da sovrappopolamento, traffico caotico e rumoroso, piccola criminalità ed elevato costo degli affitti

Decimo Giunio Giovenale (circa 55/60 – 135/140 d.C.) è stato un poeta ed un retore latino.

Di lui non si hanno notizie certe riguardanti la sua vita.

Le scarse informazioni che si hanno su Giovenale riguardano:

  • Alcuni aforismi a lui dedicati dall’amico e poeta Marco Valerio Marziale;
  • I pochi cenni personali lasciati da Giovenale nelle sue sedici Satire. Un’opera composta di cinque libri, (l’unica sua opera giunta ai giorni nostri) all’interno della quale denuncia i vizi ed il degrado della corrotta società romana di quegli anni, esaltando al tempo stesso con rimpianto, i tempi antichi.

In particolare nella Satira III, Giovenale esterna il rammarico dovuto alla partenza da Roma del suo amico Umbricio che a malincuore ha deciso, insieme alla famiglia, di lasciare la città per stabilirsi a Cuma, in quanto non riesce più a mantenersi a Roma diventata troppo cara ed invivibile.

Interessante è la descrizione sia delle difficoltà del vivere quotidiano per chi non è ricco nella città di Roma, sia della vita frenetica della città che non permette il riposo neanche di notte quando carri e animali da carico ne intasano le vie per portare i rifornimenti in città, creando un clima di caotica confusione.

Quello che segue (con adatt.) è quanto lasciatoci da Giovenale nella sua Satira III.

Come potrai vedere, sembra che le cose non siano poi tanto cambiate rispetto a duemila anni fa.

 

L’onestà non dà il sufficiente per vivere

A Roma non c’è più posto per un lavoro onesto, non c’è compenso per le fatiche.

Meno di ieri è ciò che possiedi e a nulla si ridurrà domani.

Che ci faccio io a Roma?

Io non so mentire. Non so nulla di astrologia. Non voglio e mi ripugna pronosticare la morte di un padre. Non ho mai studiato le viscere di una rana. Passare ad una sposa bigliettini e doni dell’amante lo sanno fare gli altri, e di un ladro mai sarò complice: per questo nessuno mi vuole quando esco, come se fossi un monco, un essere inutile privo della destra.

Non è mai facile emergere per quelli che hanno un misero patrimonio a ostacolare le proprie virtù, ma a Roma il loro sforzo è ancora più duro.

Ognuno gode di fiducia solamente in considerazione al denaro che conserva in cassaforte.

Un miserabile alloggio costa un’enormità e così mangiare un boccone.

Farlo poi con stoviglie di terracotta, sembra una vergogna, cosa che non troveresti così indegna se all’improvviso ti ritrovassi presso i Marsi o alla tavola dei Sabini, dove un saio ruvido e scolorito ti farebbe felice.

Del resto, diciamo la verità, in gran parte dell’Italia, la toga si indossa solo da morti.

Qui a Roma invece l’eleganza delle vesti va oltre le possibilità. Qui, quel qualcosa più del necessario vien preso a suon di debiti.

In pratica ciascuno fa sfoggio di vesti più costose di quanto possa in realtà permettersi, e per ottenere questo lusso superfluo non esita a indebitarsi.

Ed è un vizio comune questo. Qui tutti viviamo in una povertà piena di pretese.

 

La difficoltà del vivere a Roma, raccontata da Giovenale

I pericoli della folla e del traffico a Roma

Ma perché farla lunga? A Roma tutto ha un prezzo.

Qui la maggior parte di noi muore per disturbi di insonnia.

D’altra parte, quale casa in affitto permette di prender sonno? Cifre da capogiro costa in questa città dormire bene.

Il transito dei carri nel groviglio tortuoso delle strade e lo strepito delle bestie da carico che si accalcano non permetterebbero di dormire anche a chi ha il sonno pesante.

Perciò ci si ammala.

Però, se un riccone deve sbrigare un suo affare privato, taglia la folla e vola sopra le teste portato nella sua grande lettiga: e può permettersi pure di leggere o scrivere lì dentro, e addirittura di dormire; infatti, una lettiga con le tendine chiuse concilia il sonno. E in ogni caso arriverà sempre prima di me, che per quanto mi affretti mi fa ostacolo la folla che mi precede.

In più la gente che viene da dietro a fiumi mi schiaccia le reni. Questo mi dà una gomitata, quello mi sbatte in testa un’asse che trasporta, uno mi sbatte una trave, un altro un barile.

Intanto avanzo con fatica nella ressa di persone tra fango e polvere. Da ogni parte sono calpestato da suole enormi e lo sperone di un soldato mi si conficca in un dito del piede.

Persino un gigante porterebbe a stento sulla testa tutti quei vasi enormi e quelli utensili che porta quel servetto sventurato

In mezzo alla folla le tuniche appena ricucite vanno in brandelli.

Un lungo abete traballa mentre arriva su un carretto e un altro carro trasporta un pino che oscillando rischia di fracassare teste.

Se poi si rovescia il carro che trasporta i graniti di Liguria e i massi rotolano sopra la folla, che cosa rimarrà dei corpi?  Chi troverà più membra e ossa?

I corpi dei poveracci finiscono stritolati come la loro anima.

 

I pericoli della notte a Roma

Ma i pericoli della notte sono diversi e numerosi.

Tegole che a picco cadono dal tetto delle case e ti spaccano la testa. Vasi ridotti in pezzi che il più delle volte cadono dalle finestre con una violenza tale da lasciare i segni sul selciato.

Sei un incosciente, uno che non considera l’imprevedibilità degli eventi, se vai fuori a cena senza aver fatto prima testamento.

In ogni finestra aperta, dove di notte si spiano i tuoi passi, sta in agguato la morte. Spera dunque che si accontentino di rovesciarti addosso solo il contenuto dei catini.

Ma non ce da temere solo questo: quando chiuse le case, in ogni luogo le botteghe con le imposte chiuse a catenaccio non mandano rumori, può spuntare chi ti deruba di tutto.

 

Se ti interessano alle storie sull’antica Roma, leggi anche l’articolo presente su questo blog dal titolo: Origini di Roma

 

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