consigli oratori giulio andreotti
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Consigli oratori di Giulio Andreotti

Non dire in mille parole quello che si può dire in dieci

Giulio Andreotti (1919 – 2013) è stato uno degli uomini politici italiani di maggior rilievo. Ben sette volte Presidente del Consiglio e ventisette volte ministro.

I consigli oratori qui proposti sono tratti (con adatt.) dal suo libro: Il potere logora, ma è meglio non perderlo.

Consigli oratori di Andreotti ad un giovane deputato

Parlando in pubblico cerca di non leggere, ma impara a memoria l’inizio e la fine. La prima frase per partire speditamente e l’ultima per non perderti in un labirinto senza uscite.

Non importa che le citazioni siano esatte. L’essenziale è che tu le proponga con voce ferma e grande sicurezza.

Se vedi che molta gente si appisola mentre stai tenendo il tuo discorso, o alzi il tono della voce o interrompi, facendo segno agli altri di non far rumore.

“Avviandomi alla conclusione”. È una frase da ripetersi tre o quattro volte fino a metà del discorso. Nella seconda metà del discorso modificare in: “Prima di terminare mi sia consentito aggiungere”. Così l’uditorio ascolterà con rassegnata pazienza quello che state dicendo.

Ad un convegno di teologia morale citai uno studio inesistente dell’Università di Lovanio secondo cui sarebbe più grave per un uomo sposato avere una sola amante invece che dieci.

Parecchi oratori successivi commentarono questa massima arricchendola di particolari e dandole persino un’esatta paternità.

 

C’è sempre da imparare qualcosa da tutti

Quando ero ragazzo credevo che per farsi notare giovasse mettere in mostra tutto quello che sapevo, possibilmente con una presentazione valorizzatrice.

Fu il mio professore di greco a convincermi del contrario, chiamando ironicamente “sapientoni” i primi della classe (tra i quali io non ero).

Progredendo con gli anni, mi sono poi convinto che riesce simpatico chi sa ascoltare e non chi concede agli altri di parlare solo se è costretto a qualche pausa nei suoi monologhi.

Ed invero c’è sempre da imparare qualcosa da tutti, soprattutto dalla gente semplice. Una volta una signora mi ha stupito dicendomi che le opposizioni sono per il governo quel che lei rappresentano le vicine di casa. “Sono larghissime di critiche e di suggerimenti, senza darsi mai carico di accettare se io abbia o meno i mezzi per far quel che loro consigliano di fare”.

 

Meglio meno che più

Sono allergico ad ogni genere di discorsi e concetti complicati, che del resto sono stati bollati come politichese.

Sfuggire per sé e per gli altri alla noia, alla prolissità, alla pedanteria è, a mio giudizio, meritorio. Comunque, è piacevole. Come pure saggio non dire in mille parole quello che si può dire in dieci.

 

Il ricorso alle battute

Per un oratore avere applausi e consensi non è certamente indifferente. Accade però sovente che l’uditorio apprezzi una battuta estemporanea più che un ragionamento elaborato che vi è costato riflessione, ricerche e fatica intellettuale.

Consigli oratori di Giulio Andreotti

 

A riguardo dell’utilità delle battute di spirito, durante un discorso, devi assolutamente leggere l’articolo, presente su questo blog, dal titolo: Il ridicolo della retorica di Cicerone.

 


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